Quando venne fondata Roma in Italia vivevano molti popoli, come ad esempio i liguri, gli italici e i greci.
Il popolo piu’ importante fu
quello degli etruschi.
GLI ETRUSCHI
Gli etruschi ebbero molti legami
con Roma.
Gli etruschi arrivarono in Italia dal IX secolo e fondarono delle CITTA’ STATO (cioe’ degli stati grandi come delle città, che si governavano ciascuna per conto suo).
la maggior parte dei ritrovamenti etruschi riguarda lenecropolis:loro avevano una religioni simile a quella greca macredevano che gli Dei si manifesrtassero attraverso segninaturali
Gli etruschi furono una grande
civilta’ in un periodo che va dal VII
(settimo) al IV (quarto) secolo, nello stesso periodo in cui in Grecia
c’era invece la civiltà di Sparta e Atene.
L’origine di Roma
In un periodo molto lontano,
circa nel x (decimo) o XI (undicesimo)
secolo alcuni popoli latini
crearono dei villaggi sui sette colli attorno al territorio dove oggi esiste
Roma.
Questi popoli fondarono Roma nel753 a .c.
Questi popoli fondarono Roma nel
Roma venne costruita in un luogo
molto favorevole che favorì il suo sviluppo,vicino al fiume Tevere dove c’e’ l’isola Tiberina
e dove quindi il fiume poteva essere attraversato facilmente. Anche il mare
vicino favorì la nascita dei commerci.
Con il commercio Roma divenne
anche un importante luogo d’incontro tra popoli diversi, come ad esempio i
greci.
LA MONARCHIA
monarchia:(governo del monarca cioè del re).
Dal 753 al 509 a .c.
Roma fu governata da re. Secondo la
leggenda (storia in parte inventata) i re che governarono in questi anni furono in tutto 7,si crede però in un numero maggiore,alcuni di questi re furono anche etruschi.
Il re veniva eletto dai capi famiglia aristocratici (capi delle
famiglie che avevano abbastanza ricchezza,che possedevano terre e la loro rendita era dovuta non al lavoro in prima persona). Questi capi famiglia erano anziani, (chiamati in latino senex), quindi la
loro riunione venne chiamata senato.
Il re era anche il comandante dell’esercito e capo religioso, amministrava la
giustizia e decideva le leggi.
Il potere dei re a Roma finì
quando, nel 509 a .c.,alcune famiglie di patrizi
cacciarono da Roma il re etrusco Tarquinio
il superbo(di origine etrusca,questo mette fine al predominio etrusco su Roma) poichè voleva acquistare più potere nei confronti del senato .
Anno in cui si passa dalla monarchia (governo del monarca cioè del re) alla repubblica.
Anno in cui si passa dalla monarchia (governo del monarca cioè del re) alla repubblica.
Dal 509 a .C., con la cacciata dell’ultimo re,
incomincia quindi l’età repubblicana,
che vede il contrapporsi di patrizi
(coloro che appartenevano ad una gens) e
plebei (il resto della popolazione). In un primo momento solo i patrizi
potevano accedere alle cariche e riunirsi nei comizi curiati, poi la popolazione
venne suddivisa sulla base della ricchezza in classi che si riunivano nei comizi centuriati. Accanto a questi
sorsero i comizi tributi, un’altra
assemblea in cui non vi era più distinzione tra patrizi e plebei.
Con successivi provvedimenti
venne abolito il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei, e il divieto, per
i plebei, di accedere alle magistrature. La collaborazione tra le due fazioni
rese lo Stato romano più forte e più unito.
LA SOCIETA’ ROMANA
Per la società romana era molto
importante la famiglia.
Il capo della famiglia romana era
il paterfamilias , che aveva un
grandissimo potere. Facevano parte della famiglia anche le divinità protettrici
della casa che si chiamavano lari e
le divinità che proteggevano la famiglia cioè i penati.
Tante famiglie che derivavano da un unico paterfamilias formavano una gens
(ad esempio le famiglie di due fratelli erano un'unica gens).
Per poter partecipare alla vita politica bisognava far parte di una
gens.
Chi faceva parte di una gens
veniva chiamato patrizio e quindi
poteva far parte del potere politico, potevano diventare senatori, magistrati o
sacerdoti.
Chi non faceva parte di una gens
invece veniva chiamato plebeo e non
poteva partecipare al potere.
I patrizi erano anche persone
ricche che possedevano la terra, potevano far parte dell’esercito ed erano
vicini agli dei.
La popolazione di Roma era divisa
in tre tribu’ formate ciascuna da dieci curie (gruppo) formate solo dai
patrizi. Le curie si riunivano in assemblee che si chiamavano comizi curiati.
Quello che dovevano fare le curie
era:
1.
Formare l’esercito
2.
Eleggere il senato
3.
Dichiarare guerra
LA RELIGIONE DEI ROMANI
I romani credevano in molti dei
quindi erano politeisti.
La religione era molto legata
alla politica, si dice che era una religione di stato. La religione serviva
anche per favorire il potere di Roma.
ROMA CONQUISTA L'ITALIA
Tra il V e il III secolo a.C. Roma fu impegnata nell’espansione del suo
territorio e nella conquista dell’Italia centro-meridionale.
Dapprima si trattò di guerre di difesa (dagli Etruschi, Equi, Sabini,
Volsci...), poi di vere e proprie guerre di conquista, a cominciare
dall’assedio della città di Veio (405-396 a .C.).
I primi ad essere sottomessi furono i Latini: nel 338 a .C.
la Lega latina
fu sciolta e le città furono costrette a stipulare singoli patti di alleanza
con Roma. Poi fu la volta dei Sanniti,
che furono sottomessi dopo tre guerre (343-290 a .C.).
Roma organizzò il territorio
conquistato dando vita ad una confederazione romano-italica: piuttosto che
sottomettere brutalmente i popoli vinti, preferì
inserirli all’interno dello Stato, studiando caso per caso accordi
specifici.
Questo favorì la romanizzazione
dell’Italia, cioè la creazione di un’unificazione politica e culturale sotto
Roma.
ROMA E IL MONDO MEDITERRANEO
Dopo la vittoria su Pirro e la
conquista della Magna Grecia, le mire
espansionistiche (la volontà di conquistare altre terre) di Roma si indirizzarono verso il
Mediterraneo, dove regnava sovrana dei mari Cartagine. Lo scontro di interessi tra le due città non tardò a
manifestarsi. Nel 264 a .C. cominciò la prima guerra punica,
che costrinse i Romani a dotarsi di una flotta potente con la quale vinsero più
volte i nemici. Sicilia, Sardegna e Corsica entrarono così nel dominio
romano.
Ma Cartagine, ampliando la sua
sfera di influenza in Spagna, incontrò nuovamente l’opposizione romana. Il generale cartaginese Annibale scese in Italia con un forte
esercito e, con le vittorie del lago Trasimeno e di Canne (216 a .C.), per qualche tempo
sembrò avere la meglio. Ma non poté sferrare l’attacco finale a Roma, dandole
il tempo per riorganizzarsi. Invano attese gli aiuti del fratello Asdrubale,
fermato dai Romani al Metauro: nel frattempo Roma colpiva Cartagine costringendola alla resa (202 a .C., battaglia di
Zama) e a condizioni di pace durissime, tra le quali quella di non poter
intraprendere una guerra senza l’approvazione romana (seconda guerra punica).
Fu proprio questa clausola a far
scoppiare la terza guerra punica. Cartagine
fu duramente colpita e distrutta per sempre da Scipione l’Emiliano (146 a .C.).
Nel frattempo Roma aveva
intrapreso altre guerre: contro gli Illiri (229-219 a .C.), la Siria (sottomessa nel 189 a .C.), la Macedonia (sconfitta al
termine di tre lunghe guerre tra il 215 e il 168 a .C.). In quest’occasione
anche la Grecia perse la sua
libertà, ma esercitò un’influenza determinante su tutta la cultura latina,
tanto che sembrò aver conquistato a sua volta il rozzo vincitore.
Ora Roma dominava gran parte del
Mediterraneo. Organizzò i territori
conquistati in province, imponendo tasse e tributi e mettendo a capo di
ogni provincia proconsoli o propretori, spesso avidi e corrotti.
LA CRISI DELLA REPUBBLICA
Le continue guerre di conquista
arricchirono i latifondisti (proprietari di molte terre) ma rovinarono i contadini,
costretti ad abbandonare le loro terre durante le guerre e incapaci di pagare i
debiti al loro ritorno. La situazione richiedeva quanto prima una soluzione.
Dal 133 al 121 a .C.
si svolsero i tentativi di Tiberio e Gaio Gracco di realizzare una riforma
agraria. Il fallimento dei Gracchi diede inizio ad un lungo periodo di crisi
della repubblica.
In questo contesto si colloca
l’ascesa di un generale, Mario, che riforma l’esercito: reclutò per la prima
volta i nullatenenti e gli Italici e creò un esercito di mestiere, col quale
riuscì a sconfiggere Mitridate (105
a .C.), Cimbri e Teutoni (102-101 a .C.).
Nel decennio dal 90 all’80 a.C.
vi fu la guerra sociale, ovvero una battaglia tra Roma e i suoi alleati, i
popoli italici. Nonostante la vittoria dei Romani, gli Italici ottennero il
diritto di cittadinanza.
Successivamente scoppiò la guerra
civile fra Mario e Silla, esponente degli ottimati, dalla quale uscì vincitore
Silla che esercitò una dittatura senza limiti di tempo (83-79 a .C.), cercando di rafforzare
il potere del Senato.
Dopo il ritiro a vita privata di
Silla, i nuovi protagonisti della politica romana furono Pompeo e Crasso.
Arrivati al consolato, Pompeo e Crasso abolirono le principali leggi volute da
Silla.
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Caio Giulio Cesare |
Dopo la morte di Cesare, si formò
un secondo triumvirato (formato da Ottaviano, Antonio e Lepido) che eliminò
gli avversari politici.
L’eredità di Cesare venne raccolta da Ottaviano, suo figlio adottivo.
Mentre Antonio si rifaceva al modello dei regni orientali, Ottaviano rimase
fedele alla tradizione romana. Egli
sconfisse definitivamente Antonio nella battaglia navale di Azio (31a.C.): la
repubblica romana terminava per sempre di esistere e iniziava l’impero.
L'IMPERO DI AUGUSTO
Ottaviano finse di difendere la repubblica ma, in realtà, concentrò tutti i poteri nelle sue mani.
Il Senato ormai aveva perso il controllo delle grandi scelte politiche che
venivano prese direttamente dall’imperatore.
Augusto regnò per 45 anni (dal 31 a .C. al 14 d.C.). Fu un lungo periodo di pace, nel quale riorganizzò
l’amministrazione dell’impero che venne diviso in province senatorie e province
imperiali. Riformò il fisco e l’esercito ed emanò una serie di provvedimenti
per moralizzare lo stile di vita dei Romani. Durante il I secolo d.C., la successione al trono avvenne secondo il principio
ereditario. Ad Augusto così succedettero Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone.
Durante l’impero di Tiberio
(14-37 d.C.), visse e morì Gesù di Nazaret.
Caligola (37-41 d.C.),
folle e sanguinario, instaurò una vera
monarchia assoluta e morì ucciso da una congiura. Claudio (41-54 d.C.) fu
invece capace ed equilibrato, restituì l’onore al Senato e cercò di risanare le
finanze pubbliche. Nerone (54-68
d.C.) inizialmente moderato, divenne via
via più tirannico e si macchiò di vari delitti, tra cui quello della stessa
madre. In politica, realizzò una riforma monetaria, riorganizzò
l’approvvigionamento di Roma, attuò una seria politica edilizia. Con la morte di Nerone si estinse la
dinastia Giulio-Claudia e l’impero attraversò
una breve crisi (l’anno dei quattro imperatori, 69 d.C.).
Dopo l’anno di crisi l’esercito impose Vespasiano (69-79 d.C.):
il primo imperatore non nobile della storia romana. Con lui iniziò la dinastia Flavia.
Sotto il regno del figlio Tito (79-81 d.C.) l’Italia fu teatro di
alcune sciagure: l’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano,
una pestilenza, un terribile incendio a Roma. Alla sua morte il fratello
minore, Domiziano, salì al potere (81-96 d.C.): duro e autoritario,
promosse la prima persecuzione contro i
cristiani e contro la classe senatoria. Fu ucciso in una congiura.
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